Quest'anno abbiamo deciso che pubblichiamo più ricette. Quante migliaia di ricette avremo "rubato" dalla rete nei nostri anni a magheggiare in cucina? Sarà ora di "restituire" qualcosa, n'est-ce pas?
Non ci volevo credere quando ho trovato il rabarbaro al supermercato: dalle nostre parti non l'avevo mai visto. Mia madre me ne parla spesso e con grande nostalgia: lei viene da New York dove il rabarbaro cresce ovunque e viene utilizzato frequentemente nei dolci. E' apprezzato soprattutto per il sapore fresco e astringente che si abbina perfettamente con le mele, le fragole, la vaniglia... Però mai crudo, sempre cotto con lo zucchero: la marmellata di rabarbaro, infatti, è eccellente.
Dalla pianta del rabarbaro si utilizza il gambo robusto che somiglia un po' al sedano, con un fusto di un colore che oscilla fra il fucsia e il verde. Le foglie sono tossiche e non vanno consumate. In Cina utilizzano da millenni anche la radice che viene essiccata e macinata per scopi medicinali (ma si sapeva che i cinesi sono troooppo avanti...).
Come sempre mi raccomando di avere un occhio di riguardo sulla qualità degli ingredienti: miglioreranno al contempo la vostra salute e la qualità dei piatti che preparate. Il sale? Meglio se integrale. La farina? Cercatela da un mulino artigianale che non la sbianca, perché il processo di sbiancamento toglie tutto quello che c'è di buono e sano della farina. Lo so che è difficile da trovare e costosa; anch'io uso spesso la farina commerciale ma se noi tutti richiediamo dei prodotti più naturali, piano piano saranno sempre più disponibili sul mercato.



